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  CUCINA VERONESE
La leggenda sull'origine della pastissada de caval, nasconde, con ogni probabilità, l'origine longobarda del piatto, riconosciuta come "veronese". Ma la tradizione scaligera, assume ad autentico emblema della sua cucina, lo gnoco. Non per niente il signore del Bacanàl, il carnevale veronese, è il Papà del gnoco che inalbera sul suo forchettone-scettro, il gustoso e tenero gnocco, creato dalla fame, dalle carestie dei secoli trascorsi, ma anche dalla matità, la fantasia burlona e poetica dei veronesi. "Le minestre sono un punto di forza della cucina veronese con una notevole varietà di risotti all'isolana, col tastasàl, co le ciche e con una non minore teoria di paparele coi figadini, coi bisi, con lo spezzatino di manzo e di bigoli con la sardela. Lo spiccato sapore laurea a piatto di rilievo nella sua semplicità anche il manzo co la pearà, mentre primeggiano per delicatezza e sapore i grandi pesci del Garda, dal carpione alla trota, dalla tinca al pesce persico, con l'accompagnamento di quel vino Lugana che, con i più celebri Bardolino, Valpolicella, Soave e Recioto, restituisce in profumata essenza quel sole caldo che indugia sulle pendici prealpine fiancheggianti le valli dell'Adige, dell'Alpone e degli altri fiumi provenienti dal nord." (R. da Mosto, op. cit. pp. 16-17).
I dolci veronesi, delicati e saporosi, hanno inizio nella ritualità domestica contadina con il nadalìn, la brassadela; si sviluppano nell'artigianato delle spezierie, con i mandorlati (Cologna Veneta), le sfoiadine (Villafranca), le broade fino ad arrivare al pandoro.

Testo tratto da "La cucina tradizionale veneta" di Dino Coltro Ed. Newton Compton
 

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